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“Capharnaum” di Nadine Labaki: un capolavoro che mescola caos, tragedia e lotta

Lo scorso maggio, la vita di questo ragazzino con il volto di un angelo ha preso una svolta sorprendente, dall’oscurità dei campi profughi al glamour del tappeto rosso del Festival di Cannes. Il film “Capharnaum” di Nadine Labaki, di cui è il protagonista, l’ha catapultato agli onori del Festival del Cinema più ambito. Zain Al Rafeea, un giovane rifugiato siriano di 13 anni e la sua famiglia si stanno preparando a iniziare una nuova vita in Norvegia, lontano dai campi profughi di Beirut.

Lo vediamo volgere un timido sorriso prima di salire sul palco per prendere il suo premio al Festival di Cannes. Il ragazzino non sembra rendersi conto di cosa gli stia succedendo. Nato in una famiglia siriana, Zain aveva solo sette anni quando la sua famiglia fuggì nella città meridionale di Daraa, nel 2012, per cercare rifugio a Beirut, in Libano, dove l’adolescente fu avvistato dalla regista libanese Nadine Labaki.

Più di 10 anni dopo Caramel, Nadine Labaki adotta un approccio grintoso e documentaristico per descrivere l’esistenza “senza amore” del bambino della baraccopoli Zain, di 12 anni e deciso a citare in giudizio i genitori per avergli dato la vita. Gran parte del potere della pellicola deriva dalle prestazioni eccezionali del giovane cast non professionista, guidato da uno stupefacente Zain Al Rafeea. La macchina da presa della Labaki cattura sia il caos che l’intensità delle strade di Beirut, dove Zain cerca rifugio dopo essere fuggito da un ambiente tossico e opprimente. Un dramma travolgente e incisivo di pathos allo stato puro che coinvolge lo spettatore dall’inizio fino all’ultimo istante.

Cafarnao, noto anche come Capharnaüm (in arabo: کفرناحوم, tradotto sullo schermo come Chaos), è un film drammatico libanese del 2018 diretto da Nadine Labaki. La sceneggiatura è stata scritta da Labaki, Jihad Hojaily e Michelle Keserwany da un racconto di Labaki, Hojaily, Keserwany, Georges Khabbaz e Khaled Mouzanar. Il film vede Zain Al Rafeea nei panni di Zain El Hajj, un dodicenne che vive nei bassifondi di Beirut. Il film è raccontato in formato flashback, concentrandosi sulla vita di Zain e al suo tentativo di citare in giudizio i propri genitori per negligenza infantile.

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